Scegliere una sepoltura sostenibile

Sano e meno dispendioso,il nuovo orientamento verso il funerale ecologico consente di restare coerenti con i propri propositi green anche dopo la morte. Oltre all’esigenza etica di voler intervenire di fronte all’emergenza ambientale, la scelta di condurre una vita ecologica nasce dal bisogno di voler migliorare la propria salute fisica e di voler garantire soluzioni di risparmio. Impegnandosi a portare a termine tali buoni propositi ci si può sentire soddisfatti di lasciare un’impronta positiva al proprio passaggio su questa terra.

C’è, però, ancora un modo per contribuire alla tutela dell’ambiente anche dopo aver terminato la missione terrena: affidarsi ad agenzie funebri che propongono funerali ecologici. Bare realizzate con prodotti ecocompatibili, carri funebri a risparmio energetico, trasformazione del calore prodotto durante la cremazione in elettricità, conservazione delle ceneri in contenitori biodegradabili, il loro utilizzo per la crescita di alberi, fino alla diamantificazione (una nuova procedura ammessa da poco anche in Italia che prevede prima l’estrazione del carbonio dalle ceneri in seguito pressato, sottoposto poi a temperature elevate viene tagliato, lavato e infine sotto forma di pietra preziosa da portare sempre con sé per conservare il ricordo del caro defunto), sono alcune delle idee che negli ultimi anni si sono imposte nel mercato della sepoltura. I materiali più utilizzati, facili da smaltire, riciclabili e che evitano l’emissione di sostanze nocive, sono il cartone, il bambù, il vimini, il mais, tutte soluzioni che contribuiscono al rispetto per l’ambiente e alla necessità di economizzare tempi e costi di un’operazione, quella della sepoltura, che nel tempo ha assunto una vera e propria valenza di lusso, basti considerare che il costo medio di un funerale in Italia oggi supera i 3000 euro.

La scelta di queste materie prime prevede una notevole riduzione dei tempi di decomposizione di due anni rispetto ai materiali utilizzati tradizionalmente, che emettono sostanze tossiche, come resine e zinco per la chiusura delle bare, per non parlare di quelle contenute nei disinfettanti per il trattamento della pelle dei defunti, oltre che la difesa dei boschi.

In molte parti del mondo come il Nord America, l’Australia e in Europa nel Regno Unito, negli ultimi vent’anni hanno preso piede le sepolture green, che prevedono apposite aree dedicate a un metodo di riciclo naturale dei corpi dei defunti. In Italia questi spazi non sono ancora previsti, ma recenti novità sul fronte della biodegradabilità sono state presentate in occasione dell’ultima edizione Tanexpo 2014 svoltasi a Bologna dal 22 al 23 Marzo scorso. Oltre alla già citata diamantificazione, il cui propugnatore è Walter José Mendizza, fondatore della filiale italiana Algordanza, l’imprenditore anconetano di cofani in legno Paolo Recanatini, con tanto di brevetto internazionale, ha prodotto una bara completamente biodegradabile con un materiale bio-polimerico, altamente rinnovabile. Un passo avanti per un Paese in cui c’è ancora chi, contrario a una visione panteistica della realtà, non accetta l’idea che una volta morti si possa ritornare a far parte della natura.

Di Domizia Moramarco, Wired

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